DI S. CECILIA IN TRASTEVERE.
Raramente le istanze del teatro “ Autos Sacramentales” nel panorama contemporaneo
sono state così rigorosamente prese sul serio. E per realizzare questa istanza/richiesta
l’autore e regista Renato Giordano ha scelto di approntare scrittura e allestimento
dentro i luoghi deputati degli spazi di culto: Basiliche e chiese storiche, per
ricostruire operativamente la leggenda di Sant’Egidio nel luogo <<proprio>>
deputato d’osservazione che scenicamente si fa << drammaturgica storica>>,
attraverso il suo laboratorio teatrale che analizza e propone come l’attività creativa
possa supportare l’attività professionale verso una unione profonda con il
trascendente. Si vuol dire che questo pregiato allestimento racconta, attraverso
l’interpretazione, ciò che definiamo come semiotica della “dimensione mistica”
ovvero semiosi d’una realtà interiore più profonda finalizzata a vivere esperienze che
superano la comprensione razionale. Trattasi della narrazione epica/leggendaria di
un’azione teatrale molto articolata con più intrecci, sottotrame, personaggi storici e
personaggi metafisici, che in una surreale compatta azione prossemica di gruppo
elaborata registicamente, secondo la simultanea duplicazione dei quadri scenici,
sviluppa diligenza di preziosità espressiva complessa e stratificata. Una riscrittura
drammaturgica su Sant’Egidio realizzata teatralmente dentro la Basilica di Santa
Cecilia in Trastevere (Rm) davanti al Ciborio di Santa Cecilia, capolavoro gotico
(firmato da Arnolfo di Cambio), luogo d’osservazione che fonde e amalgama in
maniera articolata e sensata la religiosità con l’extrartistico del racconto leggendario
sullo spartiacque riflessivo della scrittura scenica da allestire nel <<luogo metastorico
sacramentale delle funzioni >>. Durante tutto il tempo dell’Autos Sacramentales
notiamo attraverso la messinscena di Renato Giordano come l’evolversi della
leggenda interessa in quanto essa rivive nel presente. È in questo luogo sacro
diventato palcoscenico si attualizza la fantasmatica abnormità dei corpi degli attori
chiamati a incarnare i personaggi e padroneggiare ognuno le proprie abilità
istrioniche in sinergia con i dettami autorali della regia. Certamente la scrittura di
Giordano, nell’esigenza di riguadagnare la leggenda come storia, potenzia la
possibilità di ampliare la complessa tramatura fidando della propria esperienza
artistica riguardo la totalità dell’opera da ricostruire come verifica ulteriore del
proprio modo di elaborare una drammaturgia significativa, temporale e dinamica,
esemplificandone i significati simbolici e traducendone le azioni in immagini
descrittive.
E allora Giordano lavora sui corpi degli attori, sul linguaggio vivente dell’azione, sulla presenza fisica della fisionomia del comportamento, sulla tonalità recitativa
della ritualità; soprattutto sul linguaggio e i sintagmi dei corpi attorali, la fisicità allegorica e al contempo onirica sui quali la leggenda si tramanda. Sono convergenze che aiutano a collocare la figura del Santo dentro un contesto europeo, nella scia di generazioni di uomini spirituali, di eremiti, di uomini di preghiera che come l’abate Sant’ Egidio hanno contribuito a diffondere il cristianesimo in Europa. Ricordiamo che la presenza storica dell’Abate monaco- Sant’Egidio- (in latino Ægidius, in francese Gilles, in inglese Giles, in spagnolo Gil, e in olandese Gillis) (nato ad Atene, 640 circa – Settimania, 720 circa). È stata importante nel rielaborare storicamente la testimonianza di come sia avvenuta l’evangelizzazione dell’Europa. Diremo subito:<< attraverso un linguaggio /miscuglio di lingue generative come il Sabir, lingua mediterranea della pace. Una lingua di contatto, veicolare utilizzata dalle popolazioni delle coste di tutto il Mediterraneo che avevano sviluppato un lessico composto da parole provenienti dalle lingue dei diversi Paesi: italiano, portoghese, spagnolo, francese, greco, arabo e turco. Il mediterraneo è luogo di scambio e il “Sabir” era lo strumento che ne facilitava il dialogo, in un’area, quella del mare, fondamentalmente senza frontiere.
Il dato più interessante però riguarda le aree di provenienza geografica dei miracolati, da cui emerge la diffusione europea del culto di Sant’Egidio, dalla Polonia, alla Spagna fino a lambire il Medio Oriente e soprattutto l’intera area tedesca. I miracolati erano per la maggior parte i bambini, molti di essi disabili. Il miracolo tocca anche la piaga più grande, di sempre, che era la guerra.
Il messaggio Liber Miraculorum sancte fide, ovvero “l'originalità dei prodigi narrati”, vuole comunicare e suggerire la devozione a Sant’Egidio come strumento che può favorire una diversa logica di riconciliazione e di perdono nei rapporti tra gli uomini. L’intervento del santo, insomma, si colloca in una strategia di pace. La devozione verso Sant’Egidio si deve alla sua diffusione geografica in Europa, anche perché il santuario di Saint-Gilles si trovava sul sentiero che portava al santuario di Santiago di Compostella, grande itinerario della pietà europea nei secoli, fino ad oggi. Un noto esperto di francescanesimo, ha tradotto e curato il Libro dei miracoli di Sant’Egidio con un’interessante storia della devozione. Il libro dei miracoli va collocato intorno al XII secolo e l’autore lo colloca all’interno del genere letterario proprio del tempo, anche se ha una sua propria caratteristica nella diversa tipologia dei miracoli e della condizione sociale che riguarda in prevalenza i ceti più alti della società.
Eccezionale il cast dello spettacolo scritto e diretto da Renato Giordano tra cui Luigi Diberti, Giuseppe Pambieri, Carlo Valli, Micol Pambieri, Sergio Nicolai, Debora Caprioglio, Renato Giordano stesso, Margherita Patti e molti altri artisti.
E allora Giordano lavora sui corpi degli attori, sul linguaggio vivente dell’azione, sulla presenza fisica della fisionomia del comportamento, sulla tonalità recitativa
della ritualità; soprattutto sul linguaggio e i sintagmi dei corpi attorali, la fisicità allegorica e al contempo onirica sui quali la leggenda si tramanda. Sono convergenze che aiutano a collocare la figura del Santo dentro un contesto europeo, nella scia di generazioni di uomini spirituali, di eremiti, di uomini di preghiera che come l’abate Sant’ Egidio hanno contribuito a diffondere il cristianesimo in Europa. Ricordiamo che la presenza storica dell’Abate monaco- Sant’Egidio- (in latino Ægidius, in francese Gilles, in inglese Giles, in spagnolo Gil, e in olandese Gillis) (nato ad Atene, 640 circa – Settimania, 720 circa). È stata importante nel rielaborare storicamente la testimonianza di come sia avvenuta l’evangelizzazione dell’Europa. Diremo subito:<< attraverso un linguaggio /miscuglio di lingue generative come il Sabir, lingua mediterranea della pace. Una lingua di contatto, veicolare utilizzata dalle popolazioni delle coste di tutto il Mediterraneo che avevano sviluppato un lessico composto da parole provenienti dalle lingue dei diversi Paesi: italiano, portoghese, spagnolo, francese, greco, arabo e turco. Il mediterraneo è luogo di scambio e il “Sabir” era lo strumento che ne facilitava il dialogo, in un’area, quella del mare, fondamentalmente senza frontiere.
Il dato più interessante però riguarda le aree di provenienza geografica dei miracolati, da cui emerge la diffusione europea del culto di Sant’Egidio, dalla Polonia, alla Spagna fino a lambire il Medio Oriente e soprattutto l’intera area tedesca. I miracolati erano per la maggior parte i bambini, molti di essi disabili. Il miracolo tocca anche la piaga più grande, di sempre, che era la guerra.
Il messaggio Liber Miraculorum sancte fide, ovvero “l'originalità dei prodigi narrati”, vuole comunicare e suggerire la devozione a Sant’Egidio come strumento che può favorire una diversa logica di riconciliazione e di perdono nei rapporti tra gli uomini. L’intervento del santo, insomma, si colloca in una strategia di pace. La devozione verso Sant’Egidio si deve alla sua diffusione geografica in Europa, anche perché il santuario di Saint-Gilles si trovava sul sentiero che portava al santuario di Santiago di Compostella, grande itinerario della pietà europea nei secoli, fino ad oggi. Un noto esperto di francescanesimo, ha tradotto e curato il Libro dei miracoli di Sant’Egidio con un’interessante storia della devozione. Il libro dei miracoli va collocato intorno al XII secolo e l’autore lo colloca all’interno del genere letterario proprio del tempo, anche se ha una sua propria caratteristica nella diversa tipologia dei miracoli e della condizione sociale che riguarda in prevalenza i ceti più alti della società.
Eccezionale il cast dello spettacolo scritto e diretto da Renato Giordano tra cui Luigi Diberti, Giuseppe Pambieri, Carlo Valli, Micol Pambieri, Sergio Nicolai, Debora Caprioglio, Renato Giordano stesso, Margherita Patti e molti altri artisti.
Vincenzo Sanfilippo


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